storia di broccoli e di burocrazia.

gennaio 9, 2012

Esiste un broccolo  brevettato dall’ufficio europeo del brevetti.

Questo vuol dire che il broccolo Beneforté è di proprietà di un qualcuno e che solo lui ha il diritto di commercializzarlo e venderlo.E’ una vecchia ambizione di molte imprese quelle di prendere un prodotto e  di averne il monopolio. Per esempio, negli anni 80′ Raul Gardini cercò, attraverso la grande azienda agricola del suocero di prendere l’intero monopolio della soia.  LA Kamut, sempre negli anni 80′ trovò l’idea splendida di legare il seme del grano duro (molto diffuso nel sud del bacino mediterraneo) ad un nome particolare. Nasce così il Kamut che molti identificano come una specie di cereale particolare a sè stante.  LE ambizioni delle grandi multinaz<ionali legate al mondo alimentare e della produzione primaria, poi, lavorano alle ibridazioni e alle modificazioni genetiche per sottomettere il mercato al loro monopolio. Pensa che bello poter dire che un seme, da sempre conservato in una azienda agricola e di anno in anno utilizzato per produrre determinati frutti, nno appartiene più a quella azienda ma è della ditta tal dei tali perchè questa lo ha brevettato! Il sogno di tutti i monopolisti! brevettare quello che apparitene a tutti, come l’aria, l’acqua, la terra, i semi…

La storia del broccolo Benefortè ha il suo prologo nel lungo processo di unificazione della comunità europea.

Una delle primi provvedimenti, risalente ancora agli anni ’70, che la CEE (allora era ancora “comunità economica  europea”) prende riguarda l’individuazione dei tipi di piante commerciabilizzabili nell’ambito della comunità.

Avvengono due fenomeni particolari e entrambi nefasti: da un lato vengono dichiarate non conformi, perchè non bene identificate e “sostenute”, alcune varietà di ortaggi e di cereali che facevano da sempre parte del patrimonio alimentare delle popolazioni europee, specie quelle, come l’Italia, con una maggiore differenziazione. Oggi, per fortuna,  l’Europa difende la biodiversità, ma l’Europa stessa è stata una grande distruttrice, in quegli anni, di biodiversità! Il secondo effetto nefasto è stato quello di impedire la libera circolazione delle sementi perchè le ditte sementiere hanno imposto che la commercializione dei semi spetta solo a loro e a quelle ditte che espressamente fanno il mestiere di produrre e commercializzare i semi. Per assurdo oggi è illegittimo scambiare semi tra aziende agricole perchè è una sorta di concorrenza sleale…

Insomma io sarei abbastanza propenso alla pirateria sementiera!

Troniamo al nostro broccolo.

Nei fatidici anni ’70 questo broccolo, che è una specie selvatica siciliana, viene escluso dagli elenchi della CEE e non è commercializzabile. Ecco qua… poi trent’anni dopo, una società inglese si imbatte in questo broccolo selvatico e scopre che ha grandi qualità di antiossidante ed antitumorale… (come tutte le cavolacee, ma le concentrazioni di glucorafamina sono maggiori che nelle altre crucifere). Dunque  la Mark & Spencer prende questo broccolo, lo incrocia semplicemente con qualità di broccolo un po’ più “dolce” di sapore per renderlo più gradevole, e poi lo fa brevettare!

Oggi sa Mark & Spencer lo vende nei supermercati inglesi con un grande campagna pubblicitaria e il suo prezzo e tre volte quello dei suoi fratelli broccoli.

L’ufficio brevetti europeo ha fatto una grande cavolata perchè il broccolo Benefortè non è un opera dell’igegno unamo, ma è un opera della natura e non è bello che qualcuno si appropri di beni di natura spacciandoli per propri…

 

auguri

gennaio 9, 2012

Ne abbiamo veramente bisogno!

La storia (quella con la S maiuscola) sembra andare in una direzione mica tanto piacevole. Non è certo la prima volta che succede e forse questa  considerazione la dobbiamo tenere sempre presente.

Noi apparteniamo ad una parte del mondo particolarmente “benestante”. Stiamo bene.. siamo nati con la prospettiva della crescita e siamo nati in uno dei paesi più sviluppati del mondo. Possiamo anche “lamentarci” di questo o quel governo, possiamo protestare per il clientelismo, per la corruzione, per lo sperpero, per la disuguaglianza… per tutto quello che vogliamo. Ma comunque non possiamo prescindere dal “benessere” nel quale, finora, ha prosperato la nostra vita..

Personalmente non amo il consumismo. Lo trovo stupido in sè, ma soprattutto non mi si adatta la vita conteggiata sui “beni” e sugli status symbul… eppure ne sono stato vittima e carnefice al tempo stesso. Alla fine ho trovato più “stimolante” tornare alle cose semplici. Alla campagna, al lavoro manuale, alla vita all’aria aperta.. MA questa è una scelta strettamente personale.

Non faccio un discorso “moralista” sul consumismo, anche se una certa morale sarebbe bene averla nei confronti di quello che si sperpera alla faccia di altri, ma una considerazione di carattere strettamente personale. Ho scoperto che le cose che danno piacere, felicità, senso hanno un contenuto più semplice eppure più durevole.

Forse il modello che questa società ci propone non è propriamente un bel modello, o quantomeno non è l’unico e nemmeno il migliore.

Si parlava degli anni ’50 e ’60. Erano gli anni del boom. ma erano anche anni in cui era molto facile fare amicizia, trovarsi per strada e solidarizzare. Erano anni che avevano una apertura mentale e sociale che la televisione, e l’invadenza della pubblicità e del sistema consumistico ci hanno fatto perdere… oggi ognuno è per sè, isolato ed indifeso… Forse dovremmo riprendere a frequentare le persone, a ritrovare il senso di una socialità che abbiamo  in buona parte abbandonato.

Tutto sommato questo è semplice, è facile, è alla portato di tutti.

Mi sembra un buon augurio. Siamo animali sociali. E allora, socializziamo!

buon 2012

cibo spazzatura

novembre 28, 2011

Esiste una relazione tra reddito e quello che viene chiamato “cibo spazzatura”. Questo secondo una relazione del CNR facente parte di uno studio più ampio finanziato dalla comunità europea. Di questo studio, però, non ho trovato la relazione bensì seno apparse varie agenzie piuttosto striminzite. Notizie abbastanza ridotte eppure la cosa sembrerebbe interessante.

Il fenomeno è abbastanza conosciuto e trova negli USA la sua patria di adozione. Se ti capita di incontrare qualcuno che ha girato le piccole cittadine degli Stati Uniti una delle prime osservazioni che ti racconterà è l’obesità degli abitanti dei centri minori.

La relazione del CNR in qualche modo conferma il sostanziale abbandono della dieta mediterranea e la sua sostituzione con un regime alimentare profondamente ignorante e privo di legame col territorio. Grassi insaturi come base di un cibo fatto di furbizia chimica con un eccesso di zuccheri nascosti in bevande, salse, snack… ma poi trionfo di grassi insaturi nel salumi, nelle patatine fritte, negli hamburger.. e farine super raffinate, iperproteiche e senza scorie… e sale, sale ovunque… per no parlare degli olii di semi… una volta ho visto un filmato dove facevano vedere come in un sacchetto di patatine fritte ci stava quasi un bicchiere pieno di olio di semi, ovviamente di pessima qualità e stracotto… Insomma la fiera dell’orrido alimentare.

Quando vedo una qualche pubblicità di bastoncini findus o di patatine o di quattro salti in padella o di mulini bianchi o di qualche delizia kinder, mi viene da pensare, sconsolato, che nessuno farà mai la pubblicità ad un cavolo, o ad un carciofo, o ad una bieta. Una pubblicità progresso che dica semplicemente… invece che tutte quelle schifezze dolciastre a merenda mangiatevi una mela o una carota…

Macchè! La pubblicità ci associa il Kinder ferrero allo sport, alla famiglia sana, alla natura. Se esistesse una sola parvenza di etica commerciale dovrebbero parlare solo di “trasgressione”. Ma poi, in realtà, una industria come la Ferrero vende prevalentemente giochini a premi, sorprese, raccolte punti e via dicendo… te ne accorgi cercando il sito della Ferrero… si parla prevalentemente di premi, molto poco di nutrizione.

Tutto questo per non parlare di gelati, coche cole, dolcetti vari, creme da spalmare, prodotti surgelati pronti. C’è un qualche rimedio a tutta questa follia alimentare?

in questi giorni dovrebbe essere pubblicato il nuovo regolamento europeo sulle etichettature. Si parla di tracciabilità, di valori energetici, di composizione nutrizionali.

Molte associazioni di consumatori hanno prontamente inneggiato alla trasparenza: finalmente si avrà una tracciabilità dei prodotti…Ma ne siamo effettivamente sicuri? E’ proprio così?

ma una cosa mi spaventa. Secondo la nuova normativa sulle etichette si dovrà indicare anche il contenuto energetico e le percentuali di grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale.

Penso con un qualche sconforto alla mia produzione di conserve e marmellate. Se per la salsa di pomodoro l’indicazione non è necessaria in quanto fatte esclusivamente di pomodoro senza aggiunta di altro, non così avverrà per le mie ottime (un po’ di “sana” autopromozione…!) salse di pomodoro e melanzane… contenuto energetico? percentuale di grassi saturi? carboidrati? oddio! Visto che la mia produzione quest’anno si è limitata ad un centinaio scarso di salse tra quelle con le melanzane e quelle con olive e acciughe, quanto dovrei spedendere di laboratorio per individuare il contenuto energetico e le varie percentuali di grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale?

MA tra il cibo spazzatura e le norme di trasparenza esiste un qualche equilibrio?

voi che ne pensate?

 

Kamut: il discorso si fa serio

novembre 8, 2011

In questo blog ho più volte affrontato il tema del Kamut...definito “seme antico” in qualche modo reso popolare grazie alla furbizia  una società americana che lo coltiva in Canada e che , con questo nome, ha creato un prodotto “nuovo”.

Che il kamut altro non sia che Khorasan (triticum turgidum) non è assolutamente una novità per nessuno tant’è che la stessa Kamut inc. oramai lo scrive sul proprio sito. Il khorasan è un grano che è originario dei quella che fu la culla delle nostre civiltà e sicuramente è nato tra il Tigri e l’Eufrate in quella che doveva essere una sorta di paradiso terrestre. Il grano duro khorasan si è diffuso in Egitto ai tempi del Faraoni e poi ha esteso la propria influenza in quasi tutto il bacino del mediterraneo.

Il Khorasan in natura difficilmente tende ad ibridarsi con altri grani. Questo lo ha di fatto preservato nei millenni, mentre sono riscontrabili leggere modificazioni dovute ad elementi quali il clima e il tipo di terreno. Che sia triticum bulgaricum o triticum polonicum o che altro, il ceppo sembra essere lo stesso.

C’è da fare, poi una premessa indispensabile. Mi risulta che una delle caratteristiche del frumento antico, sia esso tenero che duro, sia l’altezza.  Alla fine della seconda guerra mondiale tutte le spighe di grano erano alte più di un metro . L’altezza era, in qualche modo, una necessità legata alla capacità del grano di “prevalere” sua altre erbe concorrenti. Questo lo posso dire con certezza per sperimentazione diretta. Ho seminato alcuni semi di grano moderno (ossia di quello che si usa comunemente al giorno d’oggi) e alcuni semi di grano antico “gentil rosso”. A giugno le spighe “moderne” non esistevano proprio, completamente sopraffatte della virulenza delle erbe concorrenti. Dove, invece, avevo messo il gentil rosso quest’ultimo aveva rubato la scena al resto della vegetazione.

Fu dopo la seconda guerra mondiale che per esigenze di produzione, ma anche  per la necessità  dell’industria chimica di trovare nuovi sbocchi al proprio apparato produttivo che si mise mano all’altezza delle piante di frumento attraverso la selezione di nuove ibridazioni e di interventi sempre più pesanti da parte di chimica e fisica, fino al trattamento dei semi con radiazioni di vario tipo, allo scopo di selezionare qualità sempre più basse e sempre più produttive.

Il fatto che il grano sia alto ha anche un altro forte valore intrinseco. LE spighe alte hanno maggiori concentrazioni  degli elementi che lo compongono compresi i sali minerali, gli enzimi, le vitamine. Esitono ricerche che comparano grani antichi e grani moderni e i grani antichi ne escono decisamente vincenti perchè i grani moderrni sono infinitamente più bassi, ma anche più delicati, più bisognosi di concimi e di coadiuvanti chimici (antiparassitari, diserbanti ecc) necessari a farli giungere a maturazione.

Gli elementi critici, in qualche modo, legati ai grani antichi sono dovuti alla minor produzione per ettaro e al pericolo di allettamento ossia al fatto che le spighe, cariche di grano tendono per effetto del vento a piegarsi e a restare a terra impedendo poi la raccolta con le moderne macchine trebbiatrici, Quanto alla resa in tonnellate il rapporto tra un grano antico e uno moderno arriva anche a 1 a cinque. Il grano antico produce per ettaro una tonnellata e mezzo circa, quello moderno arriva anche a otto tonnellate.

Tutto questo è una cosa in qualche modo risaputa da chi opera nel campo dei grani, delle farine, del pane.

LA “critica” al Kamut che spesso si fa e anch’io ho più volte rimarcato in questo blog, è legata sostanzialmente a due fattori. Da una parte si critica la politica commerciale della società Kamut perchè in qualche modo ha cercato di creare una sorta di monopolio di questo prodotto anche se si può obiettare che la kamut non ha impedito a nessuno di coltivare il grano Khorasan, ma ha semplicemente impedito a tutti di usare la parola Kamut per commercializzare questo prodotto. L’altra critica, che per me è molto più pregnante,  riguarda il fatto che il Kamut viene prodotto totalmente in Canada. Questo fatto implica costi di trasporto notevoli, ma non solo. Il tipo di produzione concentrato in grandi aree e in grandi estensioni mal si concilia con la coltivazione biologica che la kamut dice di seguire. E’ un biologico necessariamente da grande industria, è quel biologico che rappresenta una visione assolutamente non compatibile con il rispetto della terra….

Ma che succede?… esiste un elemento ulteriore, un elemento che avevo finora trascurato per che non avevo mai avuto la pazienza di vedermi i video che la kamut stessa fa sul suo sito ufficiale. Andate a vedere questo video.

Che cosa notate? io non volevo credere ai miei occhi quando ho visto che il grano della Kamut inc.è un grano basso, arriva si è no al ginocchio delle persone…. non è grano antico , non è grano khorasan… è un prodotto trattato, nanizzato,  in qualche modo modificato rispetto al grano antico.…altro che grano antico. E’ un qualcosa di altro da quella leggenda che la kamut ha voluto creare e che chiaramente ha ceduto alle necessità della moderna produzione. Ma così va il mondo di oggi.. è un mondo che un po’ ci indigna. O no?

lacrime di coccodrillo

ottobre 27, 2011

Una quindicina di minuti di pioggia torrenziale sono bastati a mettere in crisi uno dei luoghi più belli d’Italia… siamo dalle parti di La Spezia, e più esattamente alla Cinque Terre. Terreni che franano, masse di fango che invadono case, spostano auto come fossero di carta, fanno crollare ponti e strade. Così al La Spezia, così a Genova, così a Massa Carrara…Morti, dispersi, danni materiali, ma anche morali, di quella popolazione che si chiede perchè in un attimo tutto vada distrutto… e non è solo colpa della pioggia, ma immediatamente il pensiero corre all’incuria dell’uomo… all’uso dissennato del territorio da un lato e alla mancata prevenzione dall’altro lato.

A me non piace essere “generico” nelle accuse… non mi interessa nemmeno unirmi al coro delle critiche.

LA cosa che mi ha colpito, in questa vicenda, è in realtà la constatazione che una buona parte delle cause del dissesto del territorio, oggi, vengono ascritte all’abbandono delle coltivazioni e al lavoro agricolo. Sembra quasi un atto di pentimento… sentivo ieri alla radio il presidente della Regione Liguria… l’abbandono del lavoro agricolo fatto di sudore, di realizzazioni di muretti di terrazzamento, di fatica e intelligenza…. tutto questo è stato abbandonato dopo secoli e secoli di attento e saggio uso del territorio… Tutto questo non c’è più perchè i giovani hanno abbandonato la terra… oggi se ne stanno all’ estero a lavorare o in fabbrica o in quache ufficio… Anche questo è una conseguenza del nostro modello sociale basato sui soldi, la sicurezza del lavoro, il lavoro facile, la soddisfazione di “bisogni” inventati dal mercato…

E sarebbe da chiedersi: ma che politica di aiuto è stata fatta per aiutare i giovani a restare in campagna, che politica di aiuto è stata fatta per incentivare, promuovere e riconoscere il lavoro di quanti si dedicano alla manutenzione dei territorio, dei muri a secco, dei terrazzamenti…. MA questo si sposta anche alla nostra campagna… che attività viene fatta per aiutare i contadini , i giovani, chi vuole trovare una propria dimensione nel lavoro agricolo?

Un momento… esiste un lavoro agricolo fatto di grandi macchine, trattori enormi, concimi, consumo di gasolio stratosferico, grandi appezzamenti di terra, sempre più grandi  con lavoro salariato, utilizzo di concimi chimici, diserbanti, antiparassitari, concimi chimici, antiparassitari, concimi, diserbanti… (ma che, ti sei incantato?  no, semplicemente sottolineavo la cosa….) e poi abbattimento degli alberi, abbattimento delle fasce arboree. distruzione della biodiversità eccetera.. ecco, dicevo, esiste questa agricoltura che è figlia diretta della nostra epoca e dei valori dominanti, fatta di sfruttamento e di menzogna (sì perchè chi coltiva la terra in questo modo poi va in televisione a parlare, come fa la Barilla, di mulini bianchi, di sapori di una volta, di genuinità) ed esiste, per contro, una agricoltura che non  indugia su cazzatine da spot pubblicitario, ma che lotta per resistere all’invadenza della “modernità”. Usa macchine piccole, usa molto la zappa a mano, non ricorre alla chimica di sintesi, cerca di recuperare i semi antichi, cerca di rivitalizzare la terra e di ridarle equilibrio, cerca di mantenere in efficenza in sistema scolante del terreno e via dicendo…

E’ questa l’agricoltura che per secoli ha fatto il nostro territorio, lo ha creato e mantenuto, lo ha reso abitabile e sicuro… negli ultimi cinquant’ anni, invece, il sistema produttivo in agricoltura ha abbandonato le buone pratiche agricole… chi se ne frega, a noi ci bastano i schei…

Ed ecco che si intravvedono le conseguenze di questa politica, di questa visione del mondo che mi pare tanto assurda quanto concettualmente sterile.

Oggi qualcuno piange sull’abbandono della terra. Anche chi, in qualche modo, ha in questi eventi tragici una qualche responsabilità. Ma tra il pianto del coccodrillo e l’effettiva assunzione di una politica responsabile, seria, legata ad un modello diverso che non sia necessariamente tristemente consumista, ma che poggi  su una dimensione del rispetto della terra, della natura, di una economia solidale e misurata, senza speculazione e furbizie varie, ce ne passa.

Ma

che ridere!…….

ottobre 10, 2011

Il patto scellerato che regola i rapporti tra noi che forniamo i prodotti e quelli che i prodotti acquistano è retto da un principio occulto, segreto, tacito e spesso inconfessato e inconfessabile.

Guai a parlare chiaro… meglio dire: cari clienti, noi facciamo tutto per voi… non preoccupatevi, garantiamo noi…

Chi avesse avuto la fortuna di aver visto la trasmissione di ieri sera di “Presa diretta” avrebbe potuto vedere come troppo spesso i grandi commercianti,… ossia quelli che determinano effettivamente il prezzo delle merci, si facciano delle grasse risate. Alle domande “imbarazzanti” delle giornaliste i grandi mercanti rispondono spesso con una sorta di risata complice…. quasi a dire… ma dai… che la sai benissimo la risposta… ma non cado nel tranello… non ti rispondo che con una risata complice… in fin dei conti tra  noi e i nostri clienti esiste un accordo… non fate troppe domande che altrimenti ve la facciamo pagare!!

E’ proprio così… uno dei grandi monopolisti del “pecorino romano” ha detto: se io alzo il prezzo che pago per il latte di pecora di un solo centesimo… facendolo pagare 61 centesimi anzichè gli attuali 60, a fine anno mi troverà a pagare 400.000 euro in più. LA cosa non è sostenibile… Quindi non c’è che da mettere in crisi migliaia di pastori, affamarli e costringerli a lavorare sotto costo…

Ma così hanno sghignazzato anche i produttori e i commercianti di pasta quando si è parlato di prezzo del grano e di grano duro di produzione italiana, quello stesso grano che oggi è venduto all’estero ad un prezzo minore di quello canadese che ci mangiamo noi grazie a mamma Barilla….

Conosco molti piccoli produttori di pasta perchè a suo tempo mi girai buona parte delle piccole e medie produzioni e so che non sono certo loro a determinare il prezzo finale del grano… Spesso è gente che sta in difficoltà, ama il suo lavoro, ma non ce la fa a reggere i prezzi della grande industria e soprattutto non riesce a sviluppare una propria rete di vendita se non a duro prezzo…Bene, so anche che la maggior parte di loro non usa grano italiano. Questo è certo!

E so anche che a me produrre un pomodoro costa, se mi va bene, poco meno di un euro al chilo, ma molti produttori vendono i loro a 8 centesimi al chilo…. che è il prezzo del mercato concordato con le industrie conserviere. E una buona parte di questo materia prima arriva direttamente dalla Cina… che è quella stessa gtande nazione che esporta di tutto, compresa le verdure di cui lei è carente … ed è la stessa nazione che compera terre in Africa e in America del Sud per dotarsi, un domani, di luoghi non inquinati dove produrre per sè…

Bene, tutta questa premessa per dire che noi non abbiamo particolare gioia nel nascondere la realtà… e anche noi, come piccolissimi produttori, vogliamo dire ai nostri clienti: fidatevi! al resto ci pensiamo noi… Ah ah ah ah ah!

(il motivo di questo mio post sta spiegato nel blog http://notiziedallorto.wordpress.com/2011/10/10/le-esigenze-dei-clienti-e-quelle-dei-fornitori/)

Forse l’umanità è un tantino fuori di testa….

rubare le terre

settembre 22, 2011

L’equivalente di sette italie fatte di terreni fertili è passata di mano, negli ultimi dieci anni, diventando proprietà di stati e multinazionali. Si tratta di terreni del terzo mondo che sono stati sottratti a poco prezzo al possibile utilizzo da parte delle popolazioni locali per diventare terra di conquista di chi ha pensato bene di rendere sterili ed improduttivi i propri terreni. http://www.repubblica.it/ambiente/2011/09/22/news/land_grabbing-22008415/?ref=HREC1-4.

Oltre alla profonda ingiustizia di questa nuova forma di colonialismo quello che lascia una profonda tristezza è vedere che i soliti noti continuano a depredare indisturbati…

E non è forse il caso di difendere la nostra campagna, o quello che resta, con ostinazione e coerenza?

 

la Cina pensa al futuro ed acquista terra…

settembre 19, 2011

La Cina è un paese molto grande. Ma è anche un paese che ha una popolazione di un miliardo e mezzo di persone.

Molta Cina è stata”impoverita” dall’inquinamento e dalle grandi opere idriche che hanno devastato molta campagna. Questo sviluppo un tantino squilibrato ha fatto si che da molti anni la Cina “comperi” letteralmete pezzi di Africa e di altre terre fertili. Ultimamente questo “fenomeno” è stato uficializzato dalla programmazione dello Stato cinese che lo ha messo come uno dei punti di sviluppo della propria economia.

Dunque l’Africa, alcuni pezzi di America latina ed altro, stanno diventando cinesi di fatto. Questo sistema di compravendita, ovviamente, non crea ricchezza all’Africa, ma al contrario sembra solo renderla più povera.

D’ altra parte la Cina sta pure comperando, sembra, anche titoli di Stato dei paesi europei in difficoltà… Quando parleremo in futuro di “debito pubblico” lo faremo con una leggera emozione in più…

Va bene, da una notizia così si possono trarre infiniti racconti, episodi, storie, romanzi… drammi.

La questione della terra, da noi tanto dimenticata e mentalmente lontana, sembra catturare per un attimo un po’ del nostro interesse… noi siamo abituati a costruire sulla nostra terra, a nascondere immondizie dentro la nostra terra, a farci sopra qualche bella rotonda o qualche nuova bretella autostradale… che la nostra bella terra sia ormai impoverita da prodotti chimici ci lascia giusti un po’ indifferenti… ma questa vicenda della Cina che compra terra ci deve far pensare: abbiamo un futuro?

crisi. A che punto siamo?

agosto 8, 2011

Personalmente penso di avere una attrazione inconscia verso la crisi..Da sempre questa parola mi attira, ma ancor di più mi sollecita indagare che cosa essa sia, da dove viene e dove ci porterà…

Alla parola “crisi” molti, direi i più, contrappongono alcune altra parole magiche quali “sviluppo”,  ”crescita”, “ripresa”.

Nei discorsi di ogni giorno, poi, ci stanno altre parole magiche quali “PIL”, “mercati”, “speculazione”, “borsa”, “moneta” e via dicendo, e ci sta tutta un altra serie di acronimi e termini foresti che fanno parte, oramai del parlare comune. Infatti, non più tardi di ieri, mia mamma parlava dello “spread ”  tra la coca cola e analoghe bibite gassate…

Il succo del discorso è che nessuno sembra capirci proprio niente.

Cioè, ognuno può dire un po’ quello che gli pare che, a conti fatti, è la cosa migliore per chi come me, ha della propria ignoranza il suo cavallo di battaglia.

Avevamo appena sentito le illuminanti parole di un ministro dell’economia e di un presidente del consiglio che ci avevano detto che non ci stavano grossi problemi e che si poteva tranquillamente andare in ferie, che il giorno dopo, invece, ci raccontavano una storia un tantino diversa e dicevano che le ferie erano praticamente abolite… si lavora perchè la manovra, che ieri abbiamo detto  faremo tra due tre anni, la dobbiamo anticipare a subito. Ma è per fermare la speculazione sui nostri titoli di stato!

D’accordo, la questione è complessa e sicuramente non è di facile comprensione, ma quello che resta misterioso è ancora questa questione di cosa sia questa benedetta ( o maledetta)  crisi.

La mia percezione della crisi è molto forte fin da quell’agosto del 2008 in cui ci dissero che qualche americano deficiente aveva avuto la perfida idea di rivendere dei titoli fatti mettendo a copertura degli stessi i mutui contratti per l’acquisto di casa… Un po’ come dire che io vado da un mio amico pieno di soldi e  mi indebito di un milione di euro per comprarmi una casa bellissima. Mi impegno a restituire 6.000 euro al mese per 15 anni al mio amico e l’operazione è fatta. Il piccolo particolare è che io prendo solo 1000 euro al mese che spendo tutti per vivere e quindi che faccio? Vado da Carlo che lavora in banca e mi metto d’accordo con lui di ipotecare la mia casa   per un milione di euro e di fare un “fondo” con il quale garantisco  altri amici che se mi danno 1000 euro a testa io gli darò un interesse del 10% ad ogni anno…Noi funzioniamo così. Se uno mi promette qualcosa e mi fa vedere un po’ di carte stampate, pieghevoli, schemi e istogrammi che dimostrano che  i miei cento euro nel giro di 10 anni diventeranno almeno 1000 io sono perfino capace di chiedere un mutuo in banca per poter usufruire di questa splendida occasione…

Ma questo è un problema che potremmo definire di “finanza”. Per questo diciamo che la crisi è una crisi “finanziaria” dove i “mercati” la fanno un po’ da padroni. “I mercanti” altro non sono che poche persone, alcune istituzioni quali banche e assicurazione e qualche fondo gestione, che è un grado di manovrare grandi quantità di denaro, moltiplicandole grazie a meccanismi del tutto di fantasia, e guadagnando cifre sempre maggiori  indipendentemente dal contenuto reale del valore delle “scommesse” che costoro fanno…

Ma tutto non ci parla della vera crisi. LA vera crisi, quella che ci sentiamo addosso e che incide sul nostro stato sociale, sulla scuola , sulla santità, sul nostro tenore di vita, sulle tasse che paghiamo ma anche su quello che mangiamo e su quello che ci fa felici o meno, è data non dal meccanismo della speculazione, ma piuttosto dal fatto che noi crediamo alla pubblicità di chi ci viene a raccontare enormi guadagni sicuri al di là di ogni evidente pazzia. Così si continua a credere ai fondi pensione e si affidano i nostri soldi a persone che li useranno contro di noi per toglierci il lavoro, le pensioni e quello che ci resta di un po’ di gioia di vivere…

Ma non solo. Continueremo a mettere i nostri soldi nella banche,  a credere in gente che ci racconta favole sull’economia e sulla politica, a fidarci del mercato alimentare, a credere che quello che mangiamo è sano. Continueremo a comprare farine nocive, olii rettificati e deodorati, carne presa ad animali pieni di antibiotici e di mangimi del tutto artificiali, geneticamente modificati e che non hanno mai avuto nemmeno la lontana idea di cosa sia l’aria aperta…

LA crisi economica è figlia della nostra stessa credulità. Della perdita del senso delle cose: non è che una mela irrorata almeno 16 volte con antiparassitari, antiputrefattivi e chimica varia, diventi all’improvviso buona perchè ci fanno vedere frutteti splendidi e contadini felici che raccolgono la frutta… ma a noi piace credere  che sia effettivamente così. E’ questo tipo di strabismo che genera la crisi, questo asservirci a chi le spara più grosse…

 

 

mare nostrum

luglio 4, 2011

LA settimana scorso Michele Santoro ha presentato su Rai 2 una serata sulla crisi della pesca nel mare Adriatico. Uno dei mari storicamente più pescosi del mondo veniva descritto come una sorta di mare in punto di morte. Esagerazione di Santoro!

O no?

Esattamente trent’anni fa, era il 1981, presi sei mesi di aspettativa (allora ero un pubblico dipendente) e mi “imbarcai”, per così dire, nell’avventura della pesca. Cioè mi misi a fare il pescatore con un caro amico d’infanzia che si era messo a fare quel lavoro mosso da una passione assoluta per la pesca e per il mare.

All’epoca la questione ambientale era appannaggio di pochi. Non si parlava ancora di clima, qualche eclettico professava teorie macrobiotiche, vegetariane, o cose strane ma di origine prevalentemente orientale, e le industrie scaricavano amabilmente tutto quello che potevano nell’aria, nella terra o nell’acqua… Bei tempi!

Ricordo che i giornali erano pieni di articoli allarmistici sull’olio spagnolo avvelenato… La Spagna, appena uscita dal franchismo, si affacciava al mercato europeo diventando un pericoloso concorrente… ma per il resto tutto sembrava procedere con il vento il poppa… a parte qualche incidente che sporadicamente si affacciava alla cronaca. Erano cose episodiche e rare, come la nube tossica fuoriuscita dall’Icmesa che  fece conoscere a tutti la parola “diossina”, o come le voci che giravano su Marghera, le possibili fughe di gas o che altro… Più che altro paure che attingevano dall’inconscio: era tutto sommato un mondo sicuro. L’Italia era un gigante dell’industria chimica e si accingeva a compiere  una della più esaltanti  corsa allo sviluppo edilizio.

In quel contesto come pescava il mio amico? nel modi più tradizionale possibile: tramagli, palamiti, nasse. Una pesca vecchia di migliaia di anni che sollevava una qualche ilarità tra gli altri pescatori, ma che non impediva a quella gente di essere simpatica, cordiale e perfino solidale… Sì, perchè le scelte del mio amico, per quanto non condivise per nulla dagli altri pescatori, erano rispettate e un po’ invidiate.. Più di una volta li sentii dire che lui si poteva “permette” di pescare così perchè non aveva famiglia, mentre loro erano “costretti” ad usare ramponi, strascichi, turbosoffianti e diavolerie varie, perchè “avevano famiglia”. Dicendola tutta, loro avevano nel sangue l’ansia di prendere più pesce possibile… anche se tanto pesce veniva pagato meno di una pescata più ridotta…. ma la quantità era legata anche all’orgoglio e ad una sorta di gioco infantile fatto da adulti.

Si andava a vendere al mercato all’ingrosso che se, non ricordo male, cominciava alle 5 di mattina per finire verso sette. Molte volte si arrivava al mercato dopo aver pescato tutta la notte, facendo tutto un dritto. Poi si andava al bar del mercato a bere un caffè e in quei momenti era da sperare che a qualche pescatore non venisse in mente di “festeggiare” qualcosa o qualcuno.  SE niente niente uno voleva festeggiare una buona pesca, un anniversario di matrimonio, una figlio appena nato o che altro, era un dramma, almeno per me. Cominciava a girare un turbinio di vin santo. Alle sette di mattina dopo una notte insonne e faticosa… e mica ti potevi tirare indietro. ma scherziamo?

Vin santo di pessima fattura a me che non amo le cose dolci… E la cominciavano i racconti, le notizie, le storie… La Capitaneria di Porto, la Finanza, e da quella parte c’è tanta roba e questo ha preso quello  e quello ha preso quell’altro… In mezzo a tutto questo raccontare disordinato e alticcio capitava spesso di cogliere dei segnali di allarme sullo stato del mare..Già allora si diceva che per prendere qualcosa era necessario passare le acque territoriali di quella che ancora si chiamava Jugoslavia.

Come mi spiegava il mio amico , che aveva vissuto più di una volta coi i suoi palamiti l’avventura di sconfinare e di passare qualche tempo nelle prigioni socialiste, esisteva nell’adriatico una netta e visibile linea di confine costituita dal fatto che la parte di acque cosiddette internazionali, erano completamente prive di pesce perchè già pesantemente arate dalle reti a strascico che avevano spogliato il fondo del mare da tutta la vegetazione…Bastava sconfinare appena che già cominciavi a prendere.

Insomma, se già trent’anni fa la situazione era questa, la cosa che meraviglia è che si sia arrivati a questa situazione in così tanto tempo..Cioè si è continuato come nulla fosse fino al giorno in cui anche i pescatori hanno cominciato a protestare (è ormai qualche anno, lo so…).

Non è che attribuisca tutta la colpa di questa situazione ai pescatori, ma non mi sento nemmeno di assolverli come se fossero solo delle povere vittime del sistema. No. Esiste, o meglio “esisteva”, un preciso dovere da parte di chi viveva del mare, che era quello di tutelare questo bene per sè, per i propri figli e per quello di tutti gli altri. MA l’avidità è stata maggiore di ogni  dovere e di ogni buonsenso.

In quelle esasperanti bevute fatte al mercato, ricordo le previsioni del mio amico che erano ascoltate con un certo fastidio e a volte erano oggetto di scherno. Ci sono voluto trent’anni perchè il dramma fosse chiaro anche ai profeti delle turbosoffianti.

La cosa che mi va paura è che molti continuino a non vedere cosa sta succedendo a terra… e anche qua è ora e tempo di dire che la responsabilità del degrado qualitativo degli alimenti e dell’ambiente e un fatto che dipende anche da ogni singola persona.

 

 

E-coli: continua la confusione

giugno 28, 2011

Sono stato privo di internet per una settimana.

Ho continuato a vivere nonostante la più completa ignoranza delle cose e degli accadimenti del mondo. Nemmeno ho avuto modo di conoscere le evoluzioni della nuova peste. Ero rimasto all’intossicazione di ragazzini francesi a seguito del consumo di hamburger durante una festa….poi il silenzio del mio computer..

Vado a vedere le ultime notizie della settimana e scopro che ancora compare lo spettro dei germogli di soia. Questo volta non in Germania ma ancora in Francia e sotto accusa questa volta ci sarebbe una ditta inglese che però afferma che lei distribuisce germogli prodotti in Italia.. Va bene, questa è una faccia della globalizzazione dove uno “stupido” germoglio di soia, facilmente fattibile nella  cucina della propria casa, viaggia più lui di me…

Leggo poi che sotto accusa, in Germania, è pure l’acqua di alcuni piccoli centri dove, secondo qualche grosso esperto, l’e-coli si nasconde nelle tubature dell’acqua potabile e comunque sempre l’acqua sarebbe il contaminatore esterno dei diversi vegetali che “portano” il batterio killer.

Leggo anche la preoccupata difesa fatta dal presidente di Slow food, Roberto Burdese, che dice perchè ve la prendete sempre con piccole aziende che lavorano nel biologico invece che andare a guardare chi produce piante geneticamente modificate dove si utilizza sicuramente l’e-coli…

Il fatto è che, nonostante il tempo che passa, qualcosa non sta andando per il verso giusto. Continuano, insomma, le ipotesi che sanno un po’ da bar sport. L’effetto è conclamato, ma la causa è ancora tutta da scoprire. E ogni ipotesi, al di là di qualsiasi prova reale e di qualsiasi credibilità, sembra trovare il proprio spazio e la propria dignità.

Quando sento parlare che l’e-coli si potrebbe bellamente trovare dentro l’acqua con cui si irrigano i campi, o peggio ancora, dentro i tubi dell’acquedotto fosse pure di un piccolo paese della Germania, a me vengono i brividi. Perchè una cosa così ti mette direttamente in contatto con la paura ancestrale, con la peste intesa come castigo, con l’irrazionale e tutto questo si combina molto male con il nostro mondo tecnologicamente avanzato, con la scienza che tutto sa e tutto spiega, con la nostra organizzazione sociale che ti segue premurosa dalla culla alla pensione.

Il batterio nell’acqua può anche voler dire una potenziale epidemia in gradi di distruggere un paese, una città, una popolazione. LA contaminazione dell’acqua e del cibo sembra più l’annuncio di una catastrofe che una realtà vera.

L’unica cosa che sembra certa in questa vicenda è la gran voglia di semplificazione e di confusione che aleggia nell’aria. Come nell’aria si sentono le urla di chi grida: “dagli all’untore1″ che poi questo sia il cetriolo, o la soia o l’acqua, poco importa…

E-coli, una ipotesi abbastanza sconvolgente..

giugno 18, 2011

Gira nel web un articolo pubblicato dal sito NaturalNews.com.

Potete trovare l’articolo in questione tradotto a questo indirizzo: http://www.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Medicina-e-salute/EColi-il-batterio-ingegnerizzato-/ Quando ne ho parlato agli amici, molti mi hanno detto di aver istintivamente pensato ad una azione delle multinazionali. I miei amici, a differenza di me, non sono pericolosi estremisti, ma persone di una certa età e provenienti da area politica moderata. Ultimamente, tra i miei amici, il livello di “sensibilità” nei confronti dell’ambiente si è notevolmente allargato e diffuso, ma ancor di più si è allargata la sensazione di essere indifesi nei confronti di chi tiene le fila della grande distribuzione commerciale e produttiva.

Francamente non riesco a capacitarmi del fatto che esista qualcuno che pensi di avvelenare della gente solo per i propri meschini interessi economici. E’ una ipotesi talmente pazzesca alla quale veramente non voglio  credere.

Certo, se frugo nella mia memoria non ho particolari motivi di sentirmi tranquillizzato nella mia posizione ottimista verso l’umanità e soprattutto verso chi ha retto le sorti della nostra civiltà.

Al di là delle mie personali posizioni, che non hanno alcun rilievo, quello che resta da appurare nel caso dell’epidemia da e-coli diffusa in Germania e che ora sembra si stia diffondendo anche in Francia, è come questa si sviluppi e come si passi dal letame animale a quello umano e come dalla modificazione genetica dell’ e-coli si passi alla verdura, sia essa il germoglio di soia o il cetriolo o il fagiolo o quello che sia… Perchè la cosa non è così semplice.

Se l’agente inquinante è il concime animale significa che questo viene utilizzato sulla terra senza che esso abbia maturato nel presupposto, tra l’altro abbastanza inverosimile, che una volta gettato a terra, questo non subisca comunque una rapida evoluzione…Ma buttare liquame in un terreno a coltura senza che esso sia maturato è cosa da folli perchè così facendo si va a compromettere il proprio lavoro.  Oppure si pensa che l’e-coli sopravviva per mesi e si moltiplichi durante il periodo di maturazione del letame? Sono tutte ipotesi da provare. Ma poi, questo batterio lo si trova all’esterno o all’interno della pianta? se si lavano i germogli di soia o il cetriolo  o che altro, l’e-coli se ne va o rimante?

Ho cercato una qualche risposta, che sicuramente esiste, ma il sistema !informativo” sembra molto carente nel farci capire cosa stia veramente accadendo… Ora poi dal mondo vegetale si è passati al mondo animale e l’ultima intossicazione riguarda dei bambino francesi che hanno mangiato hamburger… non è strana questa rapidità di passaggio di un batterio dalla Germania alla Francia, dalla soia alla carne? Tutto sembra concorrere a creare una situazione di “panico” come quella della febbre suina o della aviaria o di che cavolo altro…

Stranamente l’unico articolo che sembra dare alcuni elementi di comprensione della storia è quello, appunto, citato all’inizio di questo post…

 

che fortuna, il polo nord si sta sciogliendo!

giugno 6, 2011

Non mi riesce proprio di non essere sarcastico quando leggo queste notizie.

Sono già due anni che, in modo sporadico e un po’ arrischiato, qualche grande porta container sceglie di passare per il Polo Nord ed arrivare in America seguendo una rotta molto più breve di quella solita. E’ una rotta che si può seguire solo in conseguenza dello scioglimento estivo dei ghiacci che da due o tre anni è diventato molto più esteso del solito e che è la conseguenza diretta dell’innalzamento della temperatura terrestre.

Secondo uno studio dell’università della California, per il 2050 sarà possibile che tutto il traffico tra il vecchio continente e l’America si svolgerà, per gran parte dell’anno, seguendo le rotte polari. Tutto all’insegna della maggior velocità della circolazione delle merci.

E’ il lato positivo dell’innalzamento della temperatura terrestre.

Ma non solo.

Sotto il Polo Nord, pare, ci siano notevoli giacimenti di gas e di petrolio. Si parla addirittura di giacimenti di gas per un totale pari al 30% di quelli finora scoperti e del 13% di giacimenti di petrolio a quota inferiore ai 5oo metri di profondità.

E’ una cosa enorme… e noi ci stiamo a preoccupare per qualche grado in più di temperatura?

Il bello è che ad ogni notizia che ci fa percepire, da un lato, il disastro ambientale che comporta l’innalzamento della temperatura terrestre, d’ altra parte si trova sempre qualcuno, come le grandi compagnie petrolifere, i grandi armatori, le multinazionali (forse anche quelle del crimine?) che pianificano come peggiorare la situazione per trarre il maggior profitto per le proprie tasche.

E su questi grandi business, ovviamente, non possono  non metterci il cappello i vari stati interessati… sfere di influenza, sviluppo, ricchezza, accordi commerciali. A chi apparterrà il nuovo mare lasciato sgombero dagli inutili ghiacciai? alla piccola Danimarca che già si è fatta avanti a rivendicare parte del Polo come propria terra o alla Russia? o alla Svezia?

Ma non dovevamo impegnarci tutti per limitare il riscaldamento terrestre che è una cosa “pericolosa” per il nostro futuro? macchè, tranquilli, dal riscaldamento terrestre potremmo trarre sicuramente nuovi posto di lavoro e nuove prospettive. Alla faccia dei pessimisti!!!!!!

 

olio deodorato ed altro

maggio 2, 2011

L’olio extra vergine di oliva deodorato non può essere commercializzato. Per fortuna la comunità europea ha carretto un errore dovuta ad un refuso di stampa.

Così l’olio deodorato, cioè a cui veniva tolto il cattivo odore dovuto alla pessima qualità dello stesso, non può essere messo in commercio e la cattiva “pratica” di deodorare l’olio resta illegale. Per ulteriori informazioni in proposito segnalo l’articolo di Repubblica.

Mi viene solo il dubbio che non si trattasse proprio di un “refuso di stampa, ma di una sorta di “astuzia” della ragione…

Insalata in busta. e’ stata approvata la legge che stabilisce i parametri igienici per le insalate che vengono messe in busta e che vengono vendute ad un prezzo medi di 9 euro al chilo con punte di 18 euro. PEr essere commercializzate devono subire due lavaggi e dei trattamenti antibatterici… sono insalate che dovrebbero arrivare, grazie alla linea del freddo, perfettamente conservate sulla vostra tavola. Però io mi sbaglierò  e sarò anche prevenuto, ma onestamente mi pare che il sapore di queste insalata sia particolarmente neutro.

Il prezzo di una insalatina o di un radicchietto da taglio appena tolto da campo bello fresco lo trovi a 3 euro al chilo. Possibile che la nostra vita sia diventata così rapida e così nevrotica da non permettere di lavare una insalata umana? ma dove dobbiamo correre con tanta fretta, a vedere la tv?

L’insalata in busta costa almeno tre volte il costo di una insalata fresca. Chissà perchè nessuno si lamenti di questo prezzo francamente fuori di testa… Ma, dice il mercato, dietro una insalata fresca confezionata ci sta il lavoro di tanta gente che pulisce, lava confeziona..e sì, appunto…

Poi, però, l’esperto igienista continua a sostenere che bene le leggi sull’igenicità dell’insalata, ma comunque, raccomanda di lavare ugualmnete il prodotto perchè la carica batterica al’interno della confezione comunque  tende a crescere…

Io comincio anche ad essere molto perplesso con questa idea del “poco tempo”, della fretta, del ritmo della vita…. Certo, esistono delle persone che non hanno tempo, che lavorano un sacco di ore e che corrono come matti…ma i dati del mercato raccontano che anche la tranquilla casalinga sia affetta da stress da velocità: ed ecco un buon menù per una tranquilla giornata di televisione:

patatine fritte  - carne di pollo precotta – una insalatina in busta . coca cola. Tempo di preparazione 5 minuti.

La vostra famiglia sarà felice, sana, sorridente, proprio come quelle della pubblicità che vi vedete scorrere sul televisore acceso… che vi sta riprendendo…

antibiotici

aprile 10, 2011

Dopo la pubblicazione dei due miei precedenti post, che in un accesso di modestia evito di citare, l’Organizzazione Mondiale Della Santità si è fatta coraggio ed ha lanciato l’allarme “antibiotico-resistente”.

Ovverosia sempre più grave si fa la situazione sul fronte sanitario per quanto riguarda l’uso eccessivo di antibiotici che, a lungo andare, rende l’uomo più debole e i batteri più resistenti. Troppi antibiotici! tuona l’OMS e la raccomandazione ai medici ad essere assolutamente più parchi nel somministrare questi farmaci.

L’Italia è al terzo posto in Europa per consumo di antibiotici dopo Francia e Cipro.

Ma quello che è disdicevole è il fatto che noi siamo consumatori “passivi” di queste sostanze grazie all’impiego che viene fatto nel normale ciclo di produzione di carne, latte, uova. Il sistema di produzione (non parlo di allevamento perchè la produzione di carne ha più a che fare con l’industria vera e propria che con la tradizione contandina) è tale che necessariamente si deve ricorrere ad un uso preventivo di farmaci antibiotici per impedire il diffondersi di malattie che comprometterebbero l’intera produzione. Immaginatevi un allevamento di polli che vivono dentro una gabbia che impedisce loro anche il minimo movimento e dove la loro muscolatura, che è quello che mangiamo, risulterebbe in buona parte compromessa. Questo povero essere, che non ha mai razzolato in un campo di erba, non ha mai fatto un passo, non ha mai respirato un po’ d’aria salubre ed è sempre stato costretto a mangiare cibi che lo “pompano” di ogni sostanza chimica in grado di svilupparlo oltre misura in tempi velocissimi, dovrebbe anche sviluppare opportunamente gli anticorpi che non lo fanno ammalare. Ma nelle sue condizioni di vita, una tale capacità è assolutamente impossibile che si formi… un essere così è tragicamente destinato a soccombere. PEr fortuna a lui ci pensa l’uomo che, ben consapevole delle sue tragiche condizioni di vita e della sua fragilità sanitaria, gli propina sostanziose dosi di medicine. Lo fa, ovviamente, per il bene di questo povero pollo che di suo, come dice il nome stesso, non è una cima.

Tutto questo, tradotto in carne o uova o latte (ma da quando in qua i polli fanno latte?) si traduce in una somministrazione all’uomo di antibiotici. Io credevo che la cosa avesse un carattere positivo. Che bene, mi dicevo, mangiandomi un pollo allo spiedo, mi sto anche facendo una cura preventiva… sono carico di antibiotici e non temo il freddo, il caldo, la pioggia, le intossicazioni alimentari, la sonnolenza, l’aids, lo scorbuto,  le infezioni e l’emicrania.

Se voi foste un povero produttore di carne, uno che investe un capitale nel realizzare una stalla, costruire una fossa per i liquami e un sistema di smaltimento delle deiezioni animali (oggi va di grande moda l’impianto di biogas), compraste un qualche centinaio di capi di vitelli da ingrasso, i mangimi relativi, vi dotaste di un hccp degno di questo nome (cioè di un sistema che garantisce la salubrità dei vostri prodotti), passaste il vaglio del controllo sanitario e della parcella del veterinario, vi potreste anche permettere di vedere compromesso tutto il vostro lavoro da una semplice epidemia di infezione respiratoria (BRD) ? Certo che no. E quindi? si fa la profilassi preventiva. e giù di antibiotico!

Si deve tenere anche presente il metodo di produzione per capire come questa “profilassi preventiva” sia necessaria.

Nell’allevamento di vitelli da carne (ma questo metodo vale per i poli, i maiali, per le mucche da latte, ecc) l’allevatore compera i vitellini di circa 50/60 kg e procede al loro svezzamento. Queste povere bestiole arrivano con il camion e vengono scaricate dentro un box dal quale usciranno solo per recarsi al macello. Nel giro di 4 mesi il nostro vitellino arriva a pesare 200 kg e qua si considera finito il suo svezzamento. Per circa un altro anno verrò nutrito amorevolmente nel suo box fino a quanto  il suo peso arriverà a 5/6 quintali. Normalmente a questo peso dovrebbe arrivarci in tre o quattro anni di pascolo naturale, ma i moderni criteri di produzione riescono ad abbattere i tempi. Ed ecco finalmente la nostra bestia pronta per essere immesso in società. Una scarica e via!

LA produzione di latte avviene nello stesso modo…. il famoso latte della Lola! queste mucche non hanno la più pallida idea di cosa sia un prato, interrogate in proposito alcune sostengono che l’erba sia grigia, altre che cresce sugli alberi in forma di pellet. Però non sanno che tutta la loro vita si svolge sotto l’attendo adagio che “prevenire è meglio che curare”. E la prevenzione comporta inevitabilmente un sapiente uso di antibiotici… che poi lo si sa come è l’allevatore: è prudente! Piuttosto che correre il rischio di una epidemia è meglio dargli un pochino di antibiotico in più… non si sa mai!

Beh, attenzione. Alcune malattie di diffondono anche grazie alle verdure e alla frutta… A me è capitato di cogliere un “ragionamento” un tantino particolare.  Una cara persona (tipo una figlia) si mette a mangiare alcune foglie di insalata senza lavarle…Dico: – ma sei scema? e lei:  ma no, non è quella nostra?  Ah, ecco, adesso capisco! La frutta, la verdura, lavatela bene che se anche prodotta senza alcuna chimica può essere comunque sporca!.

 

 

 

 

 

salute!

aprile 4, 2011

Leggevo si Repubblica on line l’ultimo articolo apparso su rischio infarto per chi conduce una vita sedentaria.

Se non lo avete letto ve lo consiglio a questo link:

http://www.repubblica.it/salute/prevenzione/2011/04/01/news/otto_ore_seduti_il_cuore_a_rischio-14367393/.

Devo dire, con un po’ di presunzione, che intuitivamente ad analoghe conclusioni ero arrivato anch’io. Una sorta di auto analisi mi avevano fatti intravvedere qualcosa di simile. Movimento e cibo in simbiosi incidono molto pesantemente sulla nostra salute.

Sono sicuro che il nostro corpo ci manda un mucchio di segnali di malessere che tendiamo a trascurare oppure trattiamo secondo una sintomatologia piuttosto sciocca… al sintomo contrapponiamo una medicina in modo del tutto acritico…  mal di testa? prendi questo.Mal di stomaco? prendi quello! tachicardia? prendi quest’altro…

questo nel dolori di ogni giorno, quelli che sono trattati con farmaci da banco… ma questi dolori, che in realtà potrebbero essere letti in modo molto più interessante, cerchiamo di disfarcene come fossero dei semplici accidenti mentre, in realtà, sono il modo di esprimersi e di comunicare del nostro corpo…

Poi, questo uso della medicina, diventa addirittura folle quando si passa dal medico. PErchè ordinare medicine è troppo spesso il modo più semplice di risolverei problemi, ma è anche quello più insano. MA l’attuale medicina si basa sostanzialmente sulla cura dei sintomi. a questo sintomo corrisponde questa combinazione di farmaci… sia che si tratti di un dolore passeggero che di una malattia seria…

Ovviamente le mie sono le considerazioni di chi non ha la professionalità per entrare scientemente nel merito dei problemi. Mi limito ad osservare e ad osservarmi. Da quando non passo le giornate per ore ed ore davanti ad un computer, mi sento molto meglio. Eppure le mie preoccupazioni non sono certo diminuite, ma sul piano fisico mi sento comunque meglio, e questo non è poco!

Oltre alla vita sedentaria l’altro grande fattore di rischio per il cuore è costituito dall’alimentazione. Anche questo, ovviamente non è tema di mia competenza. Ma mi limito ad osservare….LA mia impressione è che la quantità di frutta e verdura che si consuma sia sempre minore…così come raramente entrano nella nostra dieta i legumi…. cioè mangiamo male.

ancora una volta segnalo il sito di Giuseppe Bagnariol salute secondo natura, perchè i suoi suggerimenti mi sono sempre stati molto utili e perchè lui, da medico, ha una visione della salute molto più attenta al malato e molto meno propensa a propinare soluzioni che non fanno all’origine del male o del disagio…

se vuoi salvare il mondo….

marzo 28, 2011

Io sono piuttosto pessimista. Non è che sia sempre stato così, anzi! Pessimista lo sono diventato con l’età. Brontolone, frustrato, con marcati segni di depressione, guardo al mondo e scuoto la testa… dura minga!

dal mio piccolo osservatorio parlo di cibo, vendo cibo e produco cibo e mi accorgo che qualcosa non funziona. Crescono i supermercati, cresce la produzione di cibo spazzatura, crescono i prodotti pre-cotti e cresce la disinformazione alimentare  e tutto è giocato sulla fretta. Dal cibo vengono tolti tutti gli elementi che dal punto di vista nutrizionale portano ricchezza di vitamine enzimi e altro… tutto viene sterilizzato e microfiltrato, reso “sterile” per “sicurezza alimentare”…. poi ti forniscono gli “integratori alimentari” che sono esattamente le cose che ti hanno tolto dal cibo per “sicurezza”.

Una cinquantina di anni fa,  il burro durava pochi giorni, al massimo due/tre… poi diventava rancido… così il latte diventava imbevibile dopo due giorni se conservato al fresco il vino aperto andava in aceto nel giro di tre quattro giorni, per non parlare di stracchino, ricotta, pesce..

Ora è tutto più facile. nelle indicazioni non vengono indicati i conservanti o le procedure che hanno reso sterile quel cibo, ma qualcosa deve essere successo se posso permettermi di lasciare in frigo il burro per almeno sei mesi senza che diventi rancido… Dovrei essere contento visto che noi il burro non lo usiamo quasi mai….

In italia consumiamo più di ottanta chili di carne pro capite per ogni anno.

siamo in media con l’Europa, un po’ sotto gli Stati Uniti… ma se tutto il modo mangiasse come noi saremmo al collasso…

Un quinto di tutti i gas serra prodotti al mondo vengono dall’agricoltura. Un hamburger mangiato a Londra, a New York o a Roma ha un potenziale distruttivo sulla foresta amazzonica. Se tutti i terrestri mangiassero come mangia abitualmente un europeo o un americano, entro il 2050 ci servirebbero  due pianeti Terra per nutrirli”. (ricerca inglese Rowett Institute of Nutrition and Healthdella Aberdeen University).

E sempre per il 2050 la FAO prevede che la produzione mondiale annua di carne raddoppierà per il 2050, passando dagli attuali 228 milioni di tonnellate a 463 milioni, con la popolazione bovina che si stima aumenterà dagli attuali 1,5 a 2,6 miliardi di capi e quella ovina e caprina da 1,7 a 2,7 miliardi di capi.

E sarà tutta carne di pessima qualità: piena di antibiotici, nutrita con sementi transgeniche, trattata artificialmente come se vitelli mucche maiali polli capre pecore fossero “cose” inanimate e senza sentimenti e come se la tristezza di vivere in allevamenti intensivi non si trasformasse in tossine…poi si parla di “benessere animale”! Ma a parte questo resta il fatto che 8o chili di carne a testa all’anno significano più di duecento grammi di carne al giorno! ma è pazzesco!

Ovviamente siamo impotenti nel “controllare” il modo di produzione del cibo, così come quello di distribuzione… ma fino ad un certo punto. Se solo si cominciasse a cambiare regime alimentare… consumando meno carne, scegliendo produzioni artigianali e di qualità… pollame cresciuto libero felice, prodotti fatti in modo naturale e libero da antibiotici e cibi trans…. forse forse sarebbe meglio. Come dire che il mondo dipende anche da noi, da cosa compriamo e da cosa mangiamo….

Eh sì, dall’ignoranza o dalla consapevolezza di ognuno di noi dipende anche il nostro futuro..

 

 

 

febbraio 24, 2011

La Repubblica segnale un fatto assolutamente increscioso stando, almeno, all’articolo pubblicato oggi 24 febbraio 2011 .

Stando a quanto riportato dall’ articolo, dal primo aprile sarà legittimo utilizzare olii “extra vergine di oliva” deodorati

ossia olii ai quali, attraverso un procedimento chimico viene tolto il cattivo odore conseguente alla scarsa qualità dell’olio stesso.

Ecco servito un altro incredibile attentato alla qualità e alla salute dell’uomo, tutto a vantaggio di chi, da sempre ed impunemente specula sugli alimentari. Un altro scandalo che si aggiunge ad una lunga lista di misfatti fatti dall’industria olearia che è in mano, manco a dirlo, alle grandi multinazionali.

Sempre di più, e per assurdo, l’unica difesa contro le sofisticazioni e le speculazioni sul cibo rimane la conoscenza del consumatore che è lasciato del tutto a se stesso davanti ad un mercato sempre più aggressivo e prepotente e che non esita ad agire nel modo peggiore. Anche i politici europei non ci fanno una bella figura e sia come produttori che come consumatori siamo lasciati a noi stessi.

 

l’europa tarocca l’olio di oliva extra vergine

febbraio 24, 2011

La Repubblica segnale un fatto assolutamente increscioso stando, almeno, all’articolo pubblicato oggi 24 febbraio 2011 .

Stando a quanto riportato dall’ articolo, dal primo aprile sarà legittimo utilizzare olii “extra vergine di oliva” deodorati

ossia olii ai quali, attraverso un procedimento chimico viene tolto il cattivo odore conseguente alla scarsa qualità dell’olio stesso.

Ecco servito un altro incredibile attentato alla qualità e alla salute dell’uomo, tutto a vantaggio di chi, da sempre ed impunemente specula sugli alimentari. Un altro scandalo che si aggiunge ad una lunga lista di misfatti fatti dall’industria olearia che è in mano, manco a dirlo, alle grandi multinazionali.

Sempre di più, e per assurdo, l’unica difesa contro le sofisticazioni e le speculazioni sul cibo rimane la conoscenza del consumatore che è lasciato del tutto a se stesso davanti ad un mercato sempre più aggressivo e prepotente e che non esita ad agire nel modo peggiore. Anche i politici europei non ci fanno una bella figura e sia come produttori che come consumatori siamo lasciati a noi stessi.

 

mafia e pomodori pachino

febbraio 7, 2011

Leggo su Repubblica che, dopo una trasmissione televisiva su RAI 1, si è aperta una qualche indagine parlamentare circa le infiltrazioni mafiose nel sistema di distribuzione del pomodoro pachino. Rimando all’ articolo di repubblica.

Dunque apre uno strano “scandalo” la dichiarazione che la mafia controllerebbe la circolazione del pachino (ancora lui, il pomodorino che da un decennio è tipico della Sicilia anche se il seme arriva da Israele e non appartiene per niente alla tradizione sicilana).

LA prova dell’infiltrazione mafiosa starebbe nel fatto che il pachino iene pagato al prosuttore circa 50 centesimo a chilo e lo so trova in negozio al consumatore a ben 6,5 euro al chilo… una crescita del prezzo di 11 volte distanzia il prezzo pagato al produttore e quello richiesto al consumatore.

Una volta tanto sarei tentato di scagionare la mafia. Tutto sommato sembrerebbero anche abbastanza corretti. Solo 11 volte!!!!

Prendiamo il caso forse limite… ma che è stato già portato a suo tempo agli onori della cronaca da Report ed è sistematicamente denunciato dalle associazioni degli agricoltori-

Cito la mobilitazione fatta dalla Coldiretti a Ferrara contro il prezzo delle carote. Per produrre una carota  il contadino ha un costo di circa 7 centesimi. Attualmente al contadino il mercato offre 3 0 4 centesimi…. il che significa una perdita secca…. ma quanto vale la carota al mercato? un ottimo prezzo è quello di 1 al kilo… è un prezzo veramente buono ma è comunque 15 volte superiore a quello che riceve il produttore…..

Eppure nessuno ha ventilato che dietro questo pompaggio del mercato ci sia la mafia….

Non so se sia mafia, o speculazione o distorsione del mercato…So però con assoluta certezza, per il semplice motivo che ne ho conoscenza diretta, che per il contadino le cose vanno piuttosto male e so che “altri” ne traggono vantaggio dal suo lavoro senza molto rischio e senza particolari “capacità”.

Sicuramente di questa situazione ne è a conoscenza sia il ministro Galan che molti che siedono in parlamento e lo sanno perchè Coldiretti, Cia e altre organizzazioni di produttori agricoli, lo denunciano sistematicamente. Eppunre nessuno sembra in grado di fare qualcosa di serio a proposito.

COMPRATE DIRETTAMENTE DAI PRODUTTORI!!!!! IMPARATE A CONOSCERLI E SIATE ACQUIRENTI CONSAPEVOLI…. SE NON ALTRO CONTRIBUIRETE ATTIVAMENTE ALLA LOTTA ALLA MAFIA!!!!!!

 

La filiera corta dei cereali antichi

dicembre 6, 2010

Sabato 4 dicembre si è tenuta presso la Serra Liberty ai giardini di Castello a Venezia una bella iniziativa promossa dall’Associazione Veneta dei Produttori Biologici AVEPROBI.

E’ stata decisamente una bella iniziativa, molto interessante e stimolante perchè, pur parlando di cereali antichi, i promotori si sono, in qualche modo, proiettati verso un futuro possibile.

A me ‘sta storia dei semi antichi mi intriga non poco. Già adesso traffico e spaccio saragolla, solina.gentil rosso, senatore cappelli, e poi grano saraceno, farro, orzo…. e devo dire che questo “riscoprire” i sapori e le potenzialità di questi grani e di queste farine mi entusiasma veramente tanto.

LA cosa che poi mi riempie di orgoglio (sono un po’orgoglione) è quando qualcuno elogiando il mio pane, si candida a mio potenziale acquirente….questo sì che è pane altro che quella schifezza che si compra in panificio….

Beh, magari non è così, ma la mia vanità di piccolo panificatore casalingo, felice della sua “pasta madre” che cura ormai da qualche anno, e che continua a “sperimentare” farine, semi, ricette a quant’altro raggiunge momenti di vera esaltazione.

Così, ad ascoltare alcuni passaggi dei vari relatori, sotto sotto mi esaltavo e mi confermavo nell’idea di continuare ed allargare il “giro”  delle farine e dei semi antichi. E anche quello del pane.   che per me è una specie di miraggio grastonomico simbolico. Belle relazioni quelle degli oratori intervenuti perchè ricche di dati, notizie, informazioni, molte delle quali magari già le conoscevo, ma vedere “de visu” le differenze di elementi che compongono i grani antichi rispetto a quelli moderni risultanti da analisi chimiche eseguite da laboratori specializzati, è stato come la conferma di cose, magari evidenti, ma proprio perchè evidenti sempra impossibile che sia proprio così.

Infatti, ogni volta che mi imbatto sulle “follie” della nostra produzione industriale resto assolutamente dubbioso: non è possibile che siamo così pazzi da farci del male… e siccome gli elementi “malefici” sono talmente evidenti e portano sempre ad un fatidico incremento delle malattie dovute ad intolleranze e di quelle dovute a processi degenerativi non so cosa pensare…. mi auguro sempre di essere io ad essere esagerato… follemente esagerato.

Mi viene in mente Walter, un mio amico conosciuto tanti anni fa e che da tanti anni ci ha lasciato… Qualche volta veniva a cena a casa nostra. E fatalmente si arrivava a parlare di alimentazione perchè mia moglie ed io , da bravi “genitori”, ci sentivamo autorizzati a criticare la dieta di Walter: tanta carne, tanto Mcdonald, birra o coca cola e sigarette. Un giorno lo vidi sconvolto, lo sguardo offuscato. Mi parlò un attimo veloce… nervoso.. un po’ sproloquiante…intestino… tumore… ti devo parlare…

pochi giorno dopo la sua fototessera mi guardava da un necrologio…

So che è un accostamento scorretto, non è detto che sia così, solo così… non è provato, in questo caso, un nesso causa effetto… è e resta una ipotesi, ma questa è la mia chiave di lettura… che in parte trova conferme che non mi interessa assolutamente avere.

Per me i grani antichi sono principalmente un piacere del gusto, un trionfo del sapore, un divertimento della cucina che vuole essere “povera” perchè quando si parla di “cucina povera” si parla anche di cucina intelligente, saporita, semplice, gustosa Così, come il pane da semi antichi, sono le zuppe dove i chicchi di farro, o quelli di orzo o quelli di frumento si mescolano alle diverse verdure di stagione, e ai diversi legumi………..

Che questo cibo sia buono, lo so da me… che poi faccia anche bene, mi pare proprio una bella notizia.

Grazie agli amici dell’ Associazione veneta dei produttori biologici per la bella iniziativa sui semi antichi che, per quanto possibile, proverò anch’io a seminare, e che continuerò a commerciare con lo spirito profetico di chi cammina per il mondo al grido di “fate penitanza! mangiate sano!, mangiate bene!” che secondo me chi mangia sano e mangia bene è anche più buono e più incline ad essere tollerante con gli altri…

La coltivazione senza chimica fa bene all’ambiente.

novembre 28, 2010

L’ultimo numero di Terra Nuova, “ mensile per l’ecologia della mente e la decrescita felice” è riportata la notizia che il governo tedesco intende convertire  il 20% delle superfici agricole a coltivazione biologica. Questa scelta è dettata dalla necessità di prevenire le inondazioni. Il terreno coltivato senza l’uso di fertilizzanti chimici, lavorando prevalentemente in superficie e senza arature profonde, dove i processi di decomposizione delle paglie e delle piante, dei sovesci e del letame, mantengono la terra ricca di nutrienti e viva, con una forte presenza di lombrichi, di microfauna, di microrganismi, agevola l’assorbimento delle acque che cadono in eccesso.

Come possiamo constatare anche dalle recenti piogge che hanno “sommerso” Vicenza e Padova, il carattere torrenziale degli eventi non trova sul terreno modo di defluire. Ma una grande parte della “responsabilità” di questo è dovuto all’uso sconsiderato che abbiamo fatto del territorio: strade, capannoni, case, piazzali cementati, distruzione e tombatura di fossati…. in un crescendo di attività sconsiderate dal dopoguerra ad oggi abbiamo distrutto il territorio… poi ci si è messa anche la tecnonologia agroalimentare…. grandi trattori ( girano per strada trattori sempre più grosso e piu potenti, a prezzi proibitivi che  servono a distruggere lo strato di humus naturale…) uso sconsiderato di prodotti chimici, terreno sempre più arido e inerte….  e alla fine?

Alla fine non ci resta che tornare alla vecchia e sana coltivazione naturale, senza chimica, con rispetto della natura, delle stagioni, dell’equilibrio del terreno, attraverso l’agevolazione dei processi naturali di fermentazione degli scarti vegetali e animali, l’uso sapiente delle rotazioni colturali. Questa agricoltura che chiamiamo biologica non è che l’unica forma oggi possibile per pensare ad una strategia futura. Questo dovrebbe esserev il modello ispiratore per una nuova politica agraria che tenga presenti le esigenze della natura e dell’uomo…

Ma questo processo di “consapevolezza” è ancora lontano a venire… Di questo processo di consapevolezza, però, possiamo essere tutti protagonisti attraverso l’acquisto di prodotti naturali provenienti dalla “buona agricoltura”, ma anche attraverso l’opera di informazione e di “passa parola” che possiamo fare sempre ovunque e dovunque… Non è solo la ricerca del nostro benessere che ci spinge: è anche la consapevolezza che se non ritorniamo a qualcosa di più “naturale” il nostro destino di uomini finirà in un “virtuale” mondo di immagini, mentre attorno avremmo solo la desolazione di  una natura in piena rivolta contro il nostro sconsiderato uso del territorio… (fine del predicozzo…!)

cambiare modello di sviluppo?

novembre 19, 2010

che il nostro “modello di sviluppo”, basato sul consumo esasperato di beni troppo spesso inutili e futili, sia entrato in crisi, è oramai quasi assodato… Esistono sacche di resistenza, esiste ancora un apparato commerciale che ostinatamente ripropone sempre la stessa immagine commerciale nella pubblicità e nella qualità dei prodotti, ma i segni di una modificazione sono oramai evidenti. Possiamo pensare alla crisi come ad un fatto contingente, ma sempre di più il sogno di una “ripresa” si qualifica per quello che effettivamente è: un sogno.

Non è detto però che la crisi debba rappresentare solo un fatto negativo. Forse sarebbe opportuno si pensasse a come migliorare non tanto la quantità di beni acquisibili, quanto piuttosto la qualità della vita perchè appunto la vita non è fatta di auto sempre più grosse, o di vestiti firmati o di essenze inebrianti o di scemenze varie che non danno nulla. Non è fatta nemmeno di modelli televisivi devastanti quali quelli offerti da grandi fratelli o spettacoli comunque dove il peggio la fa da padrone…

Della necessità di cambiare modello di sviluppo se ne è accorto anche il Papa che il 13 novembre se ne è uscito, un po’ a sorpresa con un discorso piuttosto radicale. Non sono papista. Però mi ha veramente sorpreso  la decretazione della fine di uno modello di sviluppo e l’indicazione nella ripresa dell’agricoltura come possibile modello di sviluppo .

Sul termine “sviluppo” bisogna mettersi d’accordo. Che cosa significa? noi siamo infarciti di questa idea moderna, direi positivista, dello sviluppo. Lo sviluppo sembra essere di per sè un termine positivo… è in realtà  un termine che per anni è stato utilizzato per giustificare, proprio in virtù di questo significato astratto, l’abbandono di una cultura che le esigenze produttivistiche avevamo deciso fosse da abbandonare rapidamente perchè legata ad una società rurale e in quanto tale conservatrice e restia a qualsiasi progresso e a al consumo del territorio.

Nel nome dello sviluppo abbiamo anche distrutto modi  comportamenti e conoscenze tutt’altro che negative. Lo sviluppo ha comportato, per esempio, la distruzione di semi che per millenni hanno nutrito l’uomo e ai quali l’uomo si era abituato “geneticamente” Nel giro degli ultimi trenta/quaranta anni abbiamo totalmente modificato le sementi che sono più produttive, ma meno ricche, meno resistenti agli agenti esterni. E per questo abbiamo fatto prosperare le ditte sementiere e quelle che producono chimica di sintesi per concimare e difendere con antiparassitari una terra sempre più sterile e compromessa.

E abbiamo bruciato forse più della metà dei combustibili fossili  per far marciare un mondo legato al consumo come autoaffermazione. Al “penso, dunque esisto” abbiamo sostituito il “consumo e dunque sono”. Ma mi ripeto.

LE parole del Papa sono comunque interessanti, ma forse nemmeno i Papa è edotto dello stato attuale dell’agricoltura. Se c’è una realtà dove il termine “sviluppo” è particolarmente pericoloso quello è proprio il settore agricolo. Sviluppo significa proseguire nella modifica sistematica dei semi. L’idea degli OGM sta principalmente nell’idea di rovesciare quello che è il dato naturale: per migliaia di anni l’uomo ha imparato a capire il comportamento della natura, ha imparato a selezionare le sementi, a piantarle in determinati momenti, a capire dove come e quando seminare per ottenere il prodotto migliore e a come combinare le diverse varietà in modo da utilizzare le specifiche caratteristiche delle piante. In questa osservazione l’uomo ha dimostrato una grande “intelligenza” cioè ha fatto collegamenti e connessioni tali da costituire una cultura, un sapere, che metteva comunque al centro la natura e non l’uomo.

La natura deve essere capita e per avere un buon prodotto deve anche essere rispetta. Ed ecco che chi coltiva la terra è anche colui che regola le acque e manutiene il deflusso delle acque: Quello del contadino di un tempo e un comportamento “secondo natura”.

Lo sviluppo moderno, invece, rovescia il punto di vista. L’uomo è al centro.(e questa visione era sicuramente condivisa dalla Chiesa) A lui poco importa che quella pianta sia, in particolari condizioni, particolarmente aggredita da qualche parassita. Dunque comincia a prescindere dall’ambiente e dalla qualità del prodotto e forza la natura. Se per esempio il mais, riseminato sempre sullo stesso campo, diventa particolarmente sensibile ad un parassita, l’attuale tecnica genetica consente di cambiare la struttura stessa del seme e di renderlo particolarmente resistente a quel dato parassita. La cultura dell’OGN degrada ulteriormente l’ambiente, la natura, a semplice location dove il genio dell’uomo fa da artefice massimo.Si è passati, quindi, ad un comportamento “contro natura”.

Quando l’uomo ha assunto questo punto di vista ha sempre fatto grandi danni. Ormai è evidente che le modificazioni climatiche, gli squilibri e le contaminazioni ambientali che abbiamo fatto, stanno minacciando la nostra sopravvivenze, ma lungi dal fare tesoro della lezione, stiamo ora tentando l’ultima grande modificazione genetica come ultima svolta in nome ancora del progresso, dello sviluppo, della lotta alla fame e del controllo dell’uomo sulla natura.

Su questo tema sarebbe interessante capire cosa pensi il Papa e se è consapevole, lui come tutti i grandi della terra, di quale “pericolo” reale si stia correndo.

Ribadisco, non è tanto e solo il pericolo di un nuovo prodotto, modificato geneticamente, che minaccia la nostra società. E’ piuttosto il pericolo di riaffermare, una volta per tutte, la supremazia dell’uomo sulla natura. Il dominio pieno e totale sul mondo naturale. Una tale visione porta ad un mondo totalmente artificiale e regolato in modo ferreo da che detiene le leve della trasformazione genetica sia essa fatta a fin di bene che a fin di male…. perchè non sarà dato più distinguere tra questi due poli… il bene ed il male finirebbero per fondersi in un unico elemento costituito dall’interesse di chi detiene le leve della modificazione.

chi importa i pomodori cinesi?

ottobre 19, 2010

Oggi, 19 ottobre 2010, leggo sul sito de “la Repubblica” che sono stati sequestrati circa un milione di barattoli di pomodori “made in Italy” prodotti in Cina (http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/18/news/pomodoro_italiano_ma_made_in_china_sequestrati_un_milione_di_barattoli-8199705/?ref=HREC2-5

La cosa che un po’ mi sorprende è che l’articolo menziona una non meglio identificata “azienda” produttrice di Angri come responsabile della truffa.

Non è un buon servizio. Ci piacerebbe sapere il marchio del produttore perchè, magari, qualcuno potrebbe anche decidere di non acquistare più da una azienda.

Guardo se emerge dalla rete una qualche altra notizia.

Pagine e pagine di siti che riportano esattamente le stesse informazioni. Su tutto spicca il silenzio verso l’azienda truffaldina. Si incontrano alcuni blog che protestano contro i malefici cinesi. Nessuno che protesta contro il malefico imprenditore italico che, resta anonimo… a tutela di un mercato che continuamente bluffa sui prodotti…

fare finta di “pomi”

ottobre 12, 2010

L’espressione “fare finta di pomi” sta ad indicare una tipica espressione che si assume di fronte ad un problema “sostanziale” che, appunto, si evita anche solo di prendere in considerazione. Ossia si assume un aria di indifferenza e di assenza di coinvolgimento che ci lascia scorrere sopra le cose come se non ci riguardassero.

Mi ricorda il motto scritto sulla facciata del palazzo Ca’ Vendramin Calergi sul Canal Grande di Venezia:

“NON NOBIS DOMINE”

che starebbe a significare “non a noi Signore” e riprende il verso iniziale di un salmo che continua dicendo: “ma al Tuo nome da gloria”. Motto che vorrebbe rimandare al concetto di umiltà già caro ai templari, ma che stampato sulla facciata di uno dei più ricchi palazzi rinascimentali che si affacciano sul veneziano Canal Grande  a me, che un po’ malizioso lo sono, sembra un ironico gesto scaramantico. Fin da ragazzino, (io ho “fatto” latino fin dalle medie, tanto per dire che sono una persona anziana…) ho sempre pensato che quella invocazione fosse un “tirarsi fuori” dalle disgrazie… Se proprio devi mandare la peste, o la tormenta o una qualsiasi disgrazia, fa un piacere, non a noi o Signore, non a noi…

Certo, la mia lettura è infantile e ci potrebbe stare dentro anche una bella interpretazione psicoanalitica sulla quale, ovviamente, sorvolo.

Eppure continuo a vedere che l’atteggiamento prevalente è quello, davanti ad una possibile tragedia, di “sperare” che la cosa non capiti a noi…”nonnobisdomine”… Cioè passiamo da un atteggiamento attivo ad uno passivo restando immobili, sperando che la tragedia inevitabile non colpisca noi ma ricada su qualcun altro…

Questi pensieri, piuttosto contorti e confusi, mi sono passati per la testa mentre stavo parlando di mele con un piccolo produttore e assieme stavamo scartando le mele bacate…e lui “porconava” contro il mercato, che pretende le mele perfette…

Intanto che ascoltavo le giaculatorie del mio interlocutore, stavo pensando a cosa scrivere e alla differenza tra la mela imperfetta e quella perfetta.  Nella patria delle mele perfette succede anche che qualcuno si preoccupi (http://www.ruralpini.it/Inforegioni14.01.10.htm) e si chieda che cosa ne è di tutti i pesticidi   i diserbanti   e i conservanti che vengono irrorati sulle splendide mele della Val di Non. Così alcuni cittadini, costituitisi in Comitato, si sono visti costretti ad autofinanziare una analisi sulle urine per riscontrare la presenza di pesticidi e non solo…

Ma mentre l’oggetto d’indagine viene fatta sull’ uomo  e vediamo la presenza di pesticidi dentro il nostro corpo non vediamo invece l’incidenza della contaminazione sulla terra e sull’ambiente…. Che cosa significa tutto questo?

Cioè non prendiamo in considerazione l’elemento fondamentale dell’inquinamento che è ben più subdolo di quello che ci aspetteremo e del quale non conosciamo bene gli effetti nel tempo lungo. Tanto per capirci l’analisi delle urine evidenzia quello che viene espulso da nostro corpo, ma non sappiamo quali conseguenze si verificano nel nostro corpo e di come e cosa succede nella nostra macchina chimica. Così come non sappiamo come e con quali “trasformazioni” le sostanze contaminanti che abbiamo diffuse nell’ambiente modifichino e entrino nella nostra catena alimentare... ma anche in quella legata all’aria, alla penetrazione della luce, alla modificazione dell’ambiente ..insomma cogliamo soltanto una piccola parte del fenomeno e già c’è da preoccuparsi…

Non bastano gli allarmi e lo stracciarsi le vesti. Da parte di tutti, noi compresi, c’è l’obbligo di conoscere ed essere informati. Cioè non possiamo solo “far finta di pomi”. ma dobbiamo assumere la consapevolezza di cosa e come succede e dobbiamo acquisire la consapevolezza di vivere dentro una emergenza che continuamente facciamo finta di non vedere.

anche quando ci facciamo un “ombra” di prosecco diamo una mano a peggiorare il mondo…. e non c’è da stare allegri…

però possiamo sempre elevare la nostra invocazione… nonnobisdomine…nonnobisdomine…nonnobisdomine che a bene vendere diventa un mantra…

mais

settembre 29, 2010

Piero è un uomo grande e grosso che fa il contadino. E’ cordiale e disponibile e spesso chiacchiero con lui di piante e coltivazione.

Ha un bel frutteto che coltiva in modo esemplare e che io guardo con una punta di invidia perchè dentro ad un frutteto, specie quando è pieno di frutta matura, si ha una sensazione di benessere e di ricchezza che rimanda ad una soddisfazione ancestrale da paradiso terrestre.

Ora, mi dice, comincio a vendemmiare… un uva per niente bella, quest’anno…. troppa pioggia nell’ultimo mese…

E poi mi dice: questa è l’ultima vendemmia… poi tolgo tutte le piante –  e mi guarda in attesa della mia domanda che sa che gli farò e che aspetta con ansia, perchè è evidente che di questa cosa ha assoluto bisogno di parlare…. quasi a togliersi un peso di dosso…

Perchè, chiedo, ma non è una domanda la mia, è un perchè che esce quasi con la violenza di una fucilata…….Va bene. Questa è la politica agricola. Piero ha fatto i suoi conti e viene a guadagnare con i contributi europei per la soppressione delle viti circa 10.000 euro ad ettaro…

Forse riducendo le viti si spera di migliorare la remuneratività della coltivazione… meno viti, prezzi più alti per l’uva…Oggi un chilo di uva da vino vale 20 centesimi….20 euro al quintale. Ma forse quest’anno il valore si abbasserà ancora… non è una buona vendemmia.

E poi che ci metti? chiedo. E lui secco: Mais!

Mais? nooooooo, dico io, mais noooo. Piero mi guarda sconsolato, come fosse stato colto in fallo… e che ci devo fare? aggiunge… a me toglier la vite fa male, ma non posso perdere questa occasione…… Per fare una vigna così ci vogliono almeno vent’anni……..

La logica della piccola azienda presa per il collo dal mercato non ha vie d’uscita…la professionalità e la competenza agricola viene tolta foglia a foglia, pezzetto a pezzetto. E in cambio mais.. consorzio… eccoti il seme… eccoti i trattamenti… eccoti i concimi…. la trebbiatrice te la manda il consorzio quando è l’ora…e anche qua ti prendo 20 centesimi al quintale, come per l’uva…e anche qua, con i contributi europei, ci scappa che riesci perfino a non perderci!!!

Staremo a vedere dal 2013 cosa succederà nelle nostre compagne quando saranno tolti i contributi o prenderanno altre forme di contribuzione… staremo a vedere, ma non si respira una buona aria…

Mi lancio in un pistolotto appassionato contro il mais, la produzione di carne, la contaminazione delle falde acquifere, questo modo folle di intendere l’agricoltura…Piero, porca miseria, non possiamo soccombere così…farci portare via l’aria da chi è condizionato unicamente dal denaro… Soccombere, sempre soccombere: Togliamo la vigna, la prossima volta dovrai togliere gli alberi, e poi mais mais e mais a perdita d’occhio… mais e soia! E capannoni e condomini e strade e mais… quintessenza di un disordine mentale che domina le nostre vite…

CELIACHIA

settembre 27, 2010

Oggi 27/9/2010 alle 7,22 di mattina ricevo un SMS da un amico che dice

celiaci non si nasce ma si diventa a causa delle nuove qualità di grano. Giornale radio – fonte centro studi celiachia americano”

vado sulle news di google e scrivo celiachia e la notizia viene confermata da questo articolo.

Bestia! ma sta a vedere che a forza di dai e dai anche l’ovvietà viene a galla?!

“l numero di persone con marcatori sierologici positivi per celiachia è raddoppiato in quindici anni, passando da un caso su 501 nel 1974 a uno ogni 219 nel 1989: soggetti che al primo test erano risultati negativi alla celiachia, quindi, avevano sviluppato l’intolleranza negli anni successivi  nel 2003 abbiamo verificato che il numero di pazienti con intolleranza al glutine è salito a un caso ogni 133“” Questo studio condotto in America da un pool di università sta dicendo quello che appare del tutto logico a chi pensa che esista sempre un rapporto di causa ed effetto…. che magari non si manifesta in modo evidente, ma che con l’andare del tempo, magari in modo inatteso e sorprendete salta fuori…

Se l’azione dell’uomo sui semi dei cereali sta poco alla volta modificando sostanzialmente l’essenza stesso del nostro sfamarci, rendendoci “intolleranti” a quello che per molta popolazione rappresenta la base dell’alimentazione, diventa evidente e manifesto come il nostro agire sull’ambiente sia  totalmente dissennato: arrivi a rendere inconciliabile la base della nostra stessa esistenza. E’ una profezia brutta e quasi incredibile, ma se prendiamo come semplice parametro la storia del frumento ci deve essere evidente che a forza di insistere su questa strada il numero dei celiaci e degli intolleranti al frumento diventi sempre maggiore. ma anche il modo di produrre questo frumento moderno avvelena progressivamente l’acqua grazie alle dosi sempre maggiori di fertilizzanti e di antiparassitari con cui trattiamo questa coltivazione… dunque veleno nell’acqua, aumento della CO2 nell’aria a causa delle arature profonde e dell’uso di trattori sempre più potenti,e infine un grano che ci è pure indigeribile…

Ma sperare che questo faccia cambiare comportamento all’industria agroalimentare è una pura follia: continuerà a produrre così come sta facendo raccontandoci la fiaba del grano come una volta, della tradizione e della bontà dei prodotti naturali. Poi proporrà nuove modifiche grazie all’ingegneria genetica….il nostro grano sarà digeribile per tutti… anzi, assieme alla celiachia combatterà lo scorbuto, l’asma e l’ansia…Sì, forse farà crescere anche i capelli o le corna o la coda,… ma anche a questo porremo rimedio….

Invece la cosa incredibile è che nessuno farà un discorso sano e serio riattivando la ripresa delle vecchie sementi come il farro o la saragolla, o incrementerà la diffusione del grano saraceno, dell’orzo, della segale, del miglio ritornando ad una osservazione intelligente dell’ambiente e delle caratteristiche specifiche di ogni zona climatica. Si lascerà a qualche grande azienda anche la “gestione” dei semi antichi. Cioè continueremo a credere alla pubblicità come unico veicolo della nostra informazione.

A volte mi pare impossibile e incredibile che prodotti commercializzati come “sani” “buoni” “naturali” “tradizionali” siano delle indicibili truffe alimentari fatte alla luce del sole e sotto gli occhi di tutti.. Propagandati come “benefici” ci fanno male, ma male veramente… e nessuno è in grado di opporsi a questo degrado mentale ed ambientale.

E’ questo il peggior segnale della nostra epoca: toccare gli elementi essenziali della vita senza rendersi conto che stiamo compromettendo veramente il destino dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Resta il fatto, comunque, che ognuno di noi ha una responsabilità oggettiva in questa corsa all’autodistruzione. Perchè gli strumenti per conoscere e per capire cosa stia succedendo sono a disposizione di tutti, si trovano in internet e nei libri, si trovano nello scambio di idee e nell’osservazione dell’ambiente. Chi segue la pubblicità diventa per molti versi una vittima corresponsabile del proprio destino. Corre felice verso il baratro. Chi invece pone come elemento centrale del proprio rapporto con l’ambiente l’osservazione delle cose, l’informazione libera e la circolazione delle idee, inevitabilmente si rende conto di essere protagonista di una possibile “resistenza” che passa attraverso la conoscenza e la responsabilizzazione del proprio modo di comportarsi. Ricerca dei cibi, rispetto dell’ambiente, risparmio energetico, riduzione delle immissioni ecc… ecc….

cina e agricoltura

settembre 23, 2010

Secondo uno studio della Coldiretti circa il 15% del totale dei pomodori “prodotti” in Italia è, in realtà, di produzione cinese.

Risulta che l’importazione clandestina di ortaggi dalla Cina sia cresciuta in questo ultimo anno del 120%…. pomodoro, aglio, mele, funghi, sughi pronti, confezioni di cereali. Non è solo una frode commerciale, ma spesso anche sanitaria in quanto si tratta di prodotti che non rispettano le minime condizioni igieniche e produttive.

Questo rimanda direttamente alla questione cinese. In agricoltura la Cina ha un comportamento schizofrenico. Da una parte sta sperimentando tecniche produttive all’avanguardia perseguendo anche il rispetto di criteri ecologici, dall’altra sta producendo una desertificazione di una quantità importante di suolo a causa di opere idrauliche dissennate e di utilizzo del tutto incontrollato di prodotti chimici.

Per contro risulta che la Cina stia acquistando vaste aree agricole in Africa, dove coltiva, con popolazione cinese, prodotti destinati al consumo della madrepatria.

Alla faccia della programmazione! Certo che dare da mangianre ad miliardo e duecento milioni di persone non è una cosa semplice, però a me ‘sta cosa preoccupa più che qualche bolla speculativa….

bio/logico: una riflessione sui falsi messaggi.

settembre 21, 2010

La richiesta di prodotti biologici è sempre più pressante. Cioè sempre di più mi sento chiedere se i nostri prodotti sono biologici.

Io, che un po’ provocatore lo sono, molte volte chiedo “perchè biologico?“, e mi sento rispondere, il più delle volte, che i prodotti biologici sono più sani. Forse sì, i prodotti biologici sono  più sani.

Ma in realtà lo scopo di una produzione bio, non è direttamente quello di fare un prodotto più sano, ma quello di depauperare il meno possibile l’ambiente. Cioè il punto di partenza per una buona produzione biologica non è tanto quello legato ad un prodotto più sano, ma quello legato ad una terra dove l’attività dell’uomo ha inciso in modo minore.  Questa dovrebbe essere la regola prima.

Tanto per capirsi una scatola di cerali da 45o grammi  per la prima colazione fornisce solo 1100 kilocalorie di energia alimentare. PEr produrre la confezione, con il sul bel involucro plastico per conservare il prodotto e la scatola di cartone tutta colorata, consuma ben 7000 kilocalorie di energia. I cereali potranno essere anche bio, ma il sistema commerciale ha consumato una quantità enorme di energia per produrre i cereali, confezionarli e distribuirli. Da questo punto di vista, il fatto che un prodotto sia biologico o meno non incide per nulla. LA dispersione di energia è e resta enorme E come sappiamo quell’energia arriva prevalentemente dal consumo petrolio. In questo senso “biologico” secondo me sarebbe consumare un prodotto non confezionato oppure che utilizza confezioni riutilizzabili più volte. Ma sarebbe anche più biologico comperarsi una macchinetta che produce “fiocchi” di cereali utilizzando una manovella a mano. Esistono …. butti dentro questo  ”macinino” una manciata di avena… giri alcune volte la manovella e ti viene fuori una bella manciata di fiocchi d’avena freschi e a basso impatto energetico….

Sempre sulla questione del “sano”. I prodotti non biologici, quelli fatti usando quintali di fertilizzanti, anticrittogamici, funghicidi, pesticidi, moschicidi, e compagnia cantante, sono così tossici? Beh, su questo io, emotivamente, direi di sì. Però, stando a quello che dice il nostro ministero della sanità e quello dell’agricoltura, il residuo chimico riscontrabile sui prodotti alimentari è molto basso (ho dei dubbi, cioè su questo ho dei dubbi pesanti…..) Al punto che, alle analisi, risultano perfettamente dentro i parametri fissati dalla normativa. C’è da chiedersi dove vadano a finire  tutti questi prodotti chimici che abbiamo buttato sui cereali, sulle verdure, sula frutta o che abbiamo dato da mangiare ai vari animali…. perchè i prodotti chimici non possono sparire. O si trasformano o restano là… magari cadono sulla terra, e poi entrano nelle falde acquifere, ma non esiste che semplicemente spariscano…. Quando vendono irrorati i terreni di sostanze chimiche contro questo o contro quello, esistono precise norme su come l’operatore deve essere vestito (tuta monouso, occhiali protettivi, quanti in plastica, maschera con filtro per la respirazione ecc) e cosa fare in caso di inalazione o di contatto con la pelle…. Tutto questo, in un modo o nell’altro, che lo assorbiamo… magari a piccole dosi… però non è da scartare l’ipotesi che alcuni metalli pesanti, usati anche nella coltivazione biologica come il rame, finiscano per concentrarsi nel terreno in quantità eccessiva e via dicendo….

Dunque il problema principale non è solo la “salute” dell’acquirente, ma è prima di tutto la salute dell’ambiente... Perchè se si continua a contaminare la terra con tutta questa chimica buttata nell’ambiente, la scelta di mangiare biologico ha comunque poca influenza. Sei comunque dentro un ambiente completamente contaminato da sostanza… Insomma   è come la scelta di non fumare dentro una stanza dove altre otto persone fumano… E hai poco da dire che tu non fumi ” perchè il fumo fa male”, percè, di fatto, stai fumando anche tu…

E ancora. Il  mercato  del biologico. E’ in grande espansione. Così dicono. Dice Irene, una lettrice di questo blog, “vedo al supermercato (vivo in inghilterra e in italia e la situazione e’ simile) che c’e’, oltre alla normale scelta di marche “normali” anche un mercato imponente di marche “BioPasta coop normale e pasta coop bio, per esempio. diventa tutto doppio insomma, creando una sorta di doppio consumismo che mi preoccupa e mi chiedo dove si sta cercando di andare a parare.”

A lei, indirettamente, risponde, Vandana Shiva :   “ (prodotti) certificati biologici, ma in effetti è pseudo biologico perchè usa l’immagine biologica ma viola tutti i principi di sostenibilità ecologica, biodiversità e conservazione dell’acqua oltre a tutti quelli sociali di giustizia, sovranità alimentare dei piccoli produttori e commercio equo.

L’agricoltura pseudobilogica si basa sulla distruzione delle piccole aziende e lo sradicamento delel comunità agricole per creare grosse agroindustrie orientate all’esportazione, in cui i coltivatori diventano lavoratori e servi di imprenditori sovrani. L’agricoltura pseudobiologica si basa sulla distruzione della biodiversità e sulle monoculture non essenziali. Sostituisce solo i mezzi di produzione chimici con quelli “biologici”. Si tratta di sostituzione dei mezzi non di agro-ecologia” (da Agricoltura è disegnare il cielo pag. 135 – edito da Libreria Editrice Fiorentina)

Oggi “biologico” è alla moda. Si potrebbe tranquillamente dire (tanto per essere alla moda) che “biologico è trendy). MA attenzione. Molto di quello  che viene marchiato biologico risponde semplicemente  a criteri commerciali e non ha alcuna valenza positiva per l’ambiente.

In realtà, come spesso succede, dietro ad un termine acquisito per positivo, si nascondono molte “furberie”.

Se dovessi pensare in termini di agro-ecologia direi che la prima cosa da salvaguardare è la piccola azienda contadina. Solo nella piccola azienda è possibile sviluppare una prodotto realmente biologico che viene realizzato grazie a produzioni che “convivono” in modo sinergico e che, proprio grazie a criteri di biodiversità e di mutuo soccorso tra le piante, riescono a rafforzarsi nei confronti degli aggressori esterni siano esse muffe o insetti..La grande azienda monocolturale e fatalmente in contrasto con i presupposti di quello che  intendiamo per biologico perchè la monocoltura implica una serie di attività che non sono compatibili con la terra…

E se ci teniamo alla biodiversità e ad una produzione agricola corretta e non distruttiva la prima cosa che dobbiamo fare è proprio salvaguardare la piccola azienda perchè questa è l’unica struttura in grado di modificarsi e riconvertirsi in modo da produrre alimenti biologicamente corretti, giusti e puliti.

alcune considerazioni sulla politica dal mio punto di vista

settembre 13, 2010

Anch’io ho un punto di vista, perfino sulla politica. Penso che il mio punto di vista non conti quasi nulla. Il “quasi” lo metto esclusivamente per una forma di presunzione dell’ego .

Il dibattito politico sembra ruotare attorno a temi fissi e ricorrenti che si inseguono e si alternano in modo spesso confuso: temi strategici  o contingenti, vedendo contrapposizioni vere o fittizie tra i diversi schieramenti. Molte volte quello di cui si dibatte sembra quasi una commedia. Il “quasi”, anche questa volta, può essere tranquillamente eliso.

Si parla di governabilità, di costituzione, di sanità, di scuola, di crisi, di questo e di quello, ma quasi mai si parla di cibo.

E’ strano, vero? Sì, certo, non sono ingenuo e so che di cibo se ne parla, ma non in termini comprensibili, non in termini “oggettivabili”… se ne parla ma in forma tale che la sostanza sparisce… Si parla di norme tecniche e di norme commerciali, in un linguaggio che non dice mai chiaramente chi e come si va a favorire e quale scelta si fa. Così, per esempio, dietro l’ obbligo o meno di marchiatura del prodotto si sostanza la scelta di favorire il prodotto locale o quello straniero.

Per esempio la Coldiretti denuncia il fatto che almeno un due terzi dei prosciutti crudi marchiati come prodotto in Italia e magari pure con la dop del prosciutto di Parma sono in realtà di origine estera. I maiali sono importatati da altri paesi europei e poi macellati da noi oppure da noi arrivano le cosce già pronte per essere lavorate e stagionate. Ovviamente il consorzi del prosciutto di Parma protesta dicendo che non è vero, ma i numeri sono là che parlano chiaro. E così per una quantità di altre cose…Dall’olio, al latte, dalla pasta agli ortaggi… LA tracciabilità  vera dei prodotti è ancora lontana.

Ma quello che mi impressiona è che del cibo vero, quello che mettiamo sotto i denti, nessuno se ne occupa mai veramente. Non c’è un politico che faccia una proposta seria per eliminare, per esempio i concimi chimici o i diserbanti.

Il tema dell’acqua è un tema assolutamente importante e io sto decisamente con quelli che non vogliono la privattizzazione dell’acqua: Di questo se ne parla, ma sempre meno si parla di qualità dell’acqua e di “contaminazione delle falde acquifere. Parlare di contaminazione dell’acqua va contro direttamente il sistema di produzione agroindustriale. Va anche contro i coltivatori diretti, ma sarebbe ora e tempo che si iniziasse una sana discussione sull’uso della chimica in agricoltura.

Nel mondo la quantità di acqua potabile è veramente esigua e secondo alcuni calcoli sarebbe solo il 2% della massa d’acqua globale. Se il nostro insano modo di produrre contribuisce a “ridurre” questo insostituibile elemento, ci diamo di brutto la zappa sui piedi. Ma non solo contaminiamo l’acqua ma continuiamo a perpetrare una “sistema” commerciale che è in mano a pochi soggetti e che sta letteralmente distruggendo  la biodiversità e la piccola azienda agricola.

Ho seguito, di recente, una festa di un gruppo politico. Interessante. Si è parlato appunto di ambiente e di legalità.  Poi ad evento finito tutti a fare le spese di corsa al supermercato. Io ero con un mio amico e l’ho seguito anche se i miei acquisti al supermercato si limitano quasi esclusivamente al mangime per gatti. Dopo averci intrattenuto con grande competenza in temi ambientali, la spesa del mio amico è  consistita in un sacco di patatine fritte, alcuni barattoli di salse pronte per condire la pasta, pasta barilla, pane confezionato numeroso buste di surgelati pronti per andare in padella…

Credo che non mi chiederà mai più di accompagnarlo al supermercato, perchè ovviamente gli ho fatto presente che lui parlava in un modo e poi, nei fatti, sosteneva le grandi multinazionali e si faceva del male. Gli ho chiesto:  ma tu ti fideresti di un politico che parla contro le sostanze tossiche e poi “si fa” di sughi e ragù pieni di zuccheri che servono a darti dipendenza?

Ha ammesso che “dovrebbe cambiare” regime alimentare, ma con la vita che fa!

E io, di rimando, ” ma tu ti fideresti di un politico che fa la vita che fai tu?” perchè, francamente, sarebbe bene stare con i piedi per terra e essere almeno consapevoli e responsabili di quello che ognuno di noi fa, anche quando mangia una brioche o una bistecca. o una insalata….


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